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| Dorothy Eady a 3 anni |
Nel 1904, a Londra, nasce Dorothy Louise Eady. La sua infanzia sembra comune, fino al giorno in cui a 3 anni cade dalle scale e viene dichiarata clinicamente morta. Poco dopo, contro ogni aspettativa, si sveglia. Ma la bambina che apre gli occhi non sembra più la stessa.
Al suo ritorno alla vita, Dorothy comincia a comportarsi in modo inquietante: chiede di "tornare a casa", ma non alla casa dei genitori. Parla di una "casa con colonne alte e giardini", di "un tempio con statue dorate". Quando la madre le mostra fotografie dell'antico Egitto, la piccola si illumina e grida: "Questa è la mia casa! Questa è la mia casa!".
VISIONI E RICORDI DI UN'ALTRA VITA
Con la crescita, le sue visioni diventano più intense. Dorothy sogna regolarmente un uomo vestito da faraone, che la chiama "Bentreshyt" e le parla in una lingua sconosciuta.
Nessuno riesce a spiegare questo fenomeno: per alcuni è suggestione infantile, per altri un disturbo post-traumatico dovuto alla caduta dalle scale.
Negli anni dell'adolescenza, la sua ossessione per l'Egitto aumenta. Studia storia antica, impara a leggere i geroglifici da autodidatta e comincia a credere con certezza di essere stata, in una vita passata, una sacerdotessa nel tempio di Abydos, devota al faraone Seti I.
DALL'INGHILTERRA ALL'EGITTO: IL RITORNO "A CASA"
Nel 1933, dopo aver sposato l'insegnante egiziano Imam Abdel Meguid, Dorothy si trasferisce in Egitto. Vive al Cairo, dove nasce il figlio Sety, chiamato come il faraone che continua ad apparirle in sogno. Da qui, il soprannome che la accompagnerà per il resto della vita: Omm Sety (la madre di Sety).
Il matrimonio, però, non dura: la sua crescente devozione alle divinità egizie e il comportamento eccentrico, la isolano. Dorothy lascia il Cairo e si stabilisce nel villaggio di Abydos, accanto al tempio di Seti I, dove dice di aver vissuto la sua vita precedente.
UNA MEMORIA IMPOSSIBILE
E' qui che accade qualcosa di sorprendente: Dorothy dimostra una conoscenza archeologica straordinaria del sito di Abydos. Quando collabora con gli archeologi locali, indica con precisione l'esistenza di passaggi sotterranei, giardini e strutture che ancora non erano stati scavati, e che verranno poi effettivamente ritrovati.
In una celebre testimonianza, il direttore delle antichità egizie Selim Hassan disse: "Può darsi che Omm Sety creda davvero alle sue visioni, ma la sua conoscenza del tempio non può essere spiegata solo con la fantasia".
Gli archeologi iniziano a consultarla regolarmente. Omm Sety compila documenti, traduce iscrizioni e contribuisce ad importanti studi sul culto di Osiride. Pur senza titoli accademici, viene riconosciuta come un'autorità in materia di religione egizia.
LE VISIONI E LA VITA PARALLELA
Dorothy sostiene che, di notte, le faraone Seti I le appaia in spirito. Descrive minuziosamente rituali, musiche e scene di vita dell'Antico Regno, come se li rivivesse in prima persona. Secondo i suoi racconti, nella vita precedente era una giovane sacerdotessa di nome Bentreshyt e si innamorò del faraone, un amore proibito che la portò al suicidio.
Omm Sety affermava che la sua anima era stata punita con la reincarnazione per espiare quella colpa.
UN PONTE TRA DUE MONDI
Nonostante le sue affermazioni mistiche, Omm Sety guadagnò il rispetto della comunità scientifica.
Era meticolosa, capace di decifrate iscrizioni complesse e di confrontare fonti antiche con rigore da studiosa. Quando morì nel 1981, gli archeologi di Abydos la seppellirono vicino al tempio da lei tanto amato.
La sua tomba, semplice e spoglia, porta un'iscrizione scelta da lei stessa: "La morte non è la fine. E' solo il ritorno a casa".
LE INTERPRETAZIONI
Gli scettici vedono in questo caso un esempio di criptomnesia, un ricordo inconscio di informazioni lette o ascoltate in passato. Altri parlano di autoipnosi o di suggestione mistica, un modo per dare senso ad un trauma infantile.
Ma gli archeologi che l'hanno conosciuta riconoscono che alcune delle sue conoscenze non potevano essere ottenute da fonti pubbliche dell'epoca.
La storia di Dorothy Eade è un confine sottile tra scienza e mistero, fede e memoria. Forse fu una donna dalla mente straordinaria, capace di fondere intuizione e conoscenza; forse fu davvero un'anima antica che tornò nel luogo da cui proveniva.
In ogni caso, la sua vita ci invita ad una domanda: "Quando di ciò che siamo è davvero confinato in una sola vita?".

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