Leonora Carrington fu una delle figure più eccentriche e geniali del Surrealismo. Pittrice, scrittrice, maga, outsider. E soprattutto, sopravvissuta ad un internamento psichiatrico brutale che segnò la sua arte per sempre.
GIOVINEZZA RIBELLE
Nata nel 1917 in una ricca famiglia industriale, ella era un'anomalia: selvaggia, anticonvenzionale e insofferente all'autorità. La sua indipendenza non era ben vista, né dalla società né dalla sua famiglia. Quando conobbe l'artista tedesco Max Ernst, scelse di vivere con lui un'amore anticonvenzionale che scandalizzò l'Europa prebellica.
LA TRAGEDIA DELLA GUERRA
Nel 1940, Ernst fu arrestato dai nazisti come "artista degenerato". Leonora crollò, divorata dall'angoscia e dal senso di impotenza. La sua famiglia la fece prelevare e rinchiudere in un sanatoria in Spagna.
L'ORRORE DELL'INTERNAMENTO
Leonora fu sottoposta a sedativi estremamente forti, punture di cardiazol, isolamento, camicia di forza e a trattamenti per "ristabilire l'ordine morale". Ella scrisse poi il libro "La casa dell'allegria", capolavoro di lucidità e simbolismo in cui raccontò tutto. Il manicomio non curava: puniva. Puniva la sua libertà, la sua sessualità, la sua creatività.
LA FUGA E LA RINASCITA IN MESSICO
Una volta dimessa, Leonora scappò in America latina e qui ricostruì la propria vita. A Città del Messico divenne una delle figure centrali dell'arte surrealista, producendo opere dense di magia, femminilità e alchimia.
L'EREDITA' FEMMINISTA
Leonora Carrington trasformò la propria sofferenza in mito, la reclusione in racconto visionario, la follia imposta in libertà artistica. La sua voce oggi risuona nelle battaglie per l'autonomia femminile e contro la patologizzazione del dissenso.

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