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Geli Raubal: giovane donna imprigionata nel controllo patriarcale più assoluto

 


La storia di Geli Raubai non è quella di un ricovero in manicomio, ma di una reclusione domestica che aveva la stessa logica: controllo totale, annullamento dell'individuo e negazione della libertà. Geli era nipote di Adolf Hitler, ma soprattutto era una ragazza che voleva vivere.


UNA GIOVANE DONNA BRILLANTE IN UNA GABBIA DORATA

Nata nel 1908, Geli divenne l'ossessione del futuro Fuhrer: gelosia, possesso, controllo. Hitler le impediva di viaggiare, lavorare o avere relazioni. Le leggeva la posta, la seguiva ovunque, sceglieva i suoi vestiti. Era una forma di internamento domestico, mascherato da protezione.


IL DESIDERIO DI LIBERTA'

A 20 anni iniziò a ribellarsi, chiedendo di andare a Vienna per studiare canto. La risposta fu un rifiuto, litigi e maggior controllo. Secondo molti biografi, Hitler la descriveva come "instabile" e "incapace di giudizio", etichette spesso usate contro le donne che chiedono autonomia.


LA MORTE MISTERIOSA

Nel 1931 fu trovata morta e la versione ufficiale parlò di suicidio. Molti storici, però, dubitano di questa ipotesi: troppo comodo, troppo funzionale alla narrativa del dittatore. In ogni caso, il suo desiderio di libertà finì in tragedia.

Geli rappresenta le donne rinchiuse in un potere patriarcale totalizzante. Un internamento senza diagnosi, ma con lo stesso identico scopo: spegnere una voce scomoda.


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