Nell'America puritana di metà Ottocento, quando la parola del marito era legge e le mogli erano proprietà più che individui, la storia di Elizabeth Packard si staglia come un faro in un mare di ingiustizia. E' la storia di una donna dichiarata pazza non perché malata, ma perché pensava troppo autonomamente per il gusto di suo marito.
LA SCINTILLA DELL'INSUBORDINAZIONE
Elizabeth nasce nel 1816, in Massachusetts. Era intelligente, istruita e dotata di spirito critico; qualità rare e spesso scomode per una donna di quell'epoca. Quando sposò il reverendo Theophilus Packard, nessuno avrebbe immaginato che quel matrimonio sarebbe diventata la sua prigione.
Secondo Theophilus, il problema non era la salute mentale della moglie, ma la sua opinione. Ella, infatti, OSAVA discutere di teologia, di politica e di diritti, contraddiceva il marito in pubblico e non credeva nella sottomissione cieca della donna verso il marito.
In un mondo in cui il disaccordo femminile era un difetto e il dissenso era una patologia, Elizabeth divenne il bersaglio perfetto.
L'ARRESTO DOMESTICO E L'INTERNAMENTO COATTO
Nel giugno 1860, sfruttando una legge dell'Illinois che permetteva al marito di far rinchiudere la moglie senza bisogno di processo, il reverendo Packard fece internare Elizabeth. Gli bastò un modulo firmato e il sospetto di "instabilità".
Elizabeth fu prelevata da casa sua e condotta al Jacksonville Insane Asylum. Nessuna diagnosi medica e nessun consulto: solo l'autorità coniugale.
IL MANICOMIO COME ARMA SOCIALE
Dentro le mura del manicomio, Elizabeth scoprì un mondo distorto in cui le donne venivano rinchiuse perché troppo indipendenti, le moglie erano internate dai mariti dopo dispute domestiche, le anziane erano considerate "inutili" e le giovani "ribelli" accusate di follia per i loro desideri troppo moderni.
Per tre anni, ella osservò, annotò e resistette. Fu considerata una paziente "difficile", perché parlava con lucidità e contestava le diagnosi. Paradossalmente, una donna razionale risultava più minacciosa di una folle.
LA LIBERAZIONE E LA RIVOLUZIONE
Elizabeth fu rilasciata nel 1863 e, con grande coraggio, denunciò la violenza psicologica dei manicomi, l'abuso del potere dei marito e l'uso politico della follia femminile. Scrisse libri, tenne conferenze e riuscì a far approvare leggi che vietavano il ricovero coatto senza prima un processo.
L'EREDITA'
Elizabeth Packard trasformò la propria tragedia in una battaglia civile, contribuendo a cambiare la legislazione sul trattamento dei pazienti psichiatrici e sui diritti delle donne. La sua storia è il simbolo di una verità scomoda: a volte la follia non è nella mente, ma nei sistemi che decidono chi è libero e chi no.
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