Pochi oggetti nella storia hanno avuto un potere distruttivo paragonabile a quello della collana di Maria Antonietta. Non fu mai indossata dalla regina, ma il suo nome rimase per sempre legato a questo capolavoro di oreficeria e inganno. Una storia di lusso, truffe e intrighi che contribuì a minare le fondamenta stesse della monarchia francese.
IL SOGNO DEI GIOIELLIERI DEL RE
Tutto cominciò intorno al 1778 quando Charles Boehmer e Paul Bassenge, i più rinomati orafi della corte francese, decisero di creare la collana più spettacolare mai vista. Volevano che fosse degna del collo di Madame du Barry, amante di Luigi XV, ma la morte del re rese vano il progetto. La collana, un insieme di diamanti per oltre 2800 carati e dal valore inestimabile, rimase invenduta, essendo troppo costosa persino per i reali europei.
Quando Luigi XVI salì al trono, i gioiellieri videro nella regina consorte Maria Antonietta una nuova potenziale acquirente. Ma la giovane regina, nota per la sua passione per la moda e il lusso, rifiutò dicendo "Abbiamo più bisogno di navi che di collane".
L'ARRIVO DELLA CONTESSA DE LA MOTTE
Nel 1784 entrò in scena una donna ambiziosa e priva di scrupoli: Jeanne de Valois-Saint-Remy, nota come contessa de La Motte. Discendente decaduta della famiglia reale dei Valois, Jeanne viveva di espedienti e cercava di riconquistare il prestigio attraverso l'inganno.
Sfruttando la sua relazione con l'influente cardinale Louis de Rohan, la contessa inventò un piano audace: convincere il prelato che Maria Antonietta desiderava segretamente acquistare la collana, ma senza passare per le vie ufficiali in modo da evitare critiche pubbliche sul suo lusso eccessivo.
Ansioso di tornare nelle grazie della regina dopo anni di freddezza, De Rohan credette alla messinscena. Per rendere il tutto credibile, Jeanne coinvolse anche la prostituta Nicole d'Oliva, che somigliava alla regina e la interpretò una notte nei giardini di Versailles durante un incontro segreto con il cardinale.
IL GRANDE INGANNO
Convinto della buona fede della sovrana, Rohan accettò di fare da intermediario per l'acquisto della collana da parte dei gioiellieri Boehmer e Bassenge. I due consegnarono il gioielli, credendo che fosse destinato alla regina; in realtà finì nelle mani della contessa de La Motte, che lo smontò pezzo per pezzo e lo rivendette al mercato nero di Londra.
Quando i gioiellieri si rivolsero direttamente alla regina per reclamare il pagamento pattuito, la verità venne a galla. La regina rimase sconcertata: non sapeva nulla della collana. Ma ormai era troppo tardi.
IL PROCESSO CHE SCOSSE LA FRANCIA
Nel 1785 la vicenda esplose pubblicamente. Il processo fu un evento mediatico ante litteram, seguito con curiosità e morbosità da tutta la Francia. Il cardinale de Rohan fu arrestato pubblicamente a Versailles, gettando ombre sulla credibilità della monarchia. Jeanne de La Motte cercò di difendersi, ma fu condannata ad essere frustrata, marchiata e imprigionata.
Pur essendo completamente innocente, Maria Antonietta uscì dalla vicenda con la reputazione distrutta. Già esasperato dalla crisi economica e dal lusso della corte, il popolo francese non credette alla sua innocenza. Le caricature e i pamphlet dell'epoca la dipinsero come una regina frivola, avida e manipolatrice.
IL GIOIELLO CHE DIVENNE SIMBOLO DELL'ODIO
La "collana di Maria Antonietta" divenne il simbolo perfetto della decadenza e dell'arroganza della monarchia. Non importava che la regina non l'avesse mai indossata; nell'immaginario popolare, essa rappresentava tutto ciò che non andava a Versailles.
I rivoluzionari sfruttarono il caso come prova morale contro la corona, alimentando il mito della regina "che rubava al popolo per adornarsi di diamanti".
Pochi anni dopo, nel 1793, Maria Antonietta fu condotta alla ghigliottina. Per molti la condanna era già stata scritta in quel lontano 1785, quando la collana diventò sinonimo di scandalo, corruzione e tradimento.
LA SCOMPARSA DELLA COLLANA
Dopo il processo, del prezioso gioiello non rimase quasi nulla. I frammenti recuperati furono venduti per ripagare parte dei debiti dei gioiellieri. Di tanto in tanto, nei secoli successivi, qualche gemma spuntò nelle aste, ma nessuno poté mai dimostrare con certezza che provenisse dall'originale collana.
Oggi, la "collana di Maria Antonietta sopravvive solo nei documenti, nei ritratti e nelle cronache; ma il suo nome continua ad evocare un senso di mistero e tragedia. Non era solo un gioiello: era un'arma politica, una trappola perfetta e il preludio ad una rivoluzione.

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