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Il diamante Koh-i-Noor: il prezzo del potere

 


Pochi gioielli racchiudono tanta gloria e tanta sventura quanto il Koh-i-Noor, il "Monte di Luce". Con i suoi oltre cento carati originari, questa leggendaria pietra ha attraversato regni, guerre e rivoluzioni, lasciando dietro di sé una scia di intrighi e di sangue.


LE ORIGINI IN INDIA

L'imperatore Shah Jahan sul "Trono del Pavone"

Il Koh-i-Noor proviene dalle antiche miniere di Golconda, le stesse del diamante Hope. Le prime tracce scritte risalgono al XIV secolo ma, secondo alcune cronache, la pietra era già nota da millenni. Appartenne ai sovrani della dinastia Moghul, incastonata nel celebre Trono del Pavone di Shah Jahan, l'imperatore che fece costruire il Taj Mahal.


IL BOTTINO DEGLI IMPERI

Nel 1739 il conquistatore persiano Nadir Shah invase l'India e, tra le immense ricchezze saccheggiate, trovò il diamante. Quando vide la gemma, avrebbe esclamato "Monte di Luce", nome che la pietra porta ancora oggi. Poco dopo, Nadir Shah fu assassinato.

La pietra passò quindi di mano in mano: dai sovrani persiani a quelli afghani fino al maharajah Ranjit Singh, il "Leone del Punjab". Dopo la sua morte (1839), i britannici invasero la regione e confiscarono il diamante come bottino di guerra.


L'ARRIVO IN INGHILTERRA

Corona reale britannica con il diamante Koh-i-Noor

Nel 1850, il diamante fu donato alla regina Vittoria. La pietra venne ridimensionata per aumentarne la brillantezza, perdendo però gran parte del suo peso originale, e fu incastonata nella corona reale. Da allora, è parte dei gioielli della Corona britannica ed oggi è esposta nella Torre di Londra.

Ma la leggenda dice che questa gemma porti sfortuna ad ogni uomo che la indossi. Forse per questo, da oltre un secolo, viene portata solo dalle regine: la regina Vittoria, poi la regina madre Elizabeth Bowes-Lyon e infine l'attuale regina consorte Camilla.


LA MALEDIZIONE DEL POTERE

I paesi dell'ex Impero britannico, tra cui India, Pakistan e Afghanistan, ne hanno più volte chiesto la restituzione, considerandolo un simbolo di oppressione coloniale. E, mentre il dibattito politico continua, la leggenda rimane: il Koh-i-Noor sembra maledire chi lo possiede, non chi lo desidera.


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