E' una delle pietre più famose e temute del mondo: un diamante blu profondo, di 45,52 carati. La sua storia attraversa secoli di ricchezze, sangue, misteri e leggende di maledizioni. Per alcuni è solo una gemma straordinaria, mentre per altri è un oggetto portatore di sventura e capace di distruggere chiunque lo possieda.
DALLE MINIERE DELL'INDIA ALLA CORTE DI FRANCIA
Le origini del diamante risalgono al XVII secolo, nelle miniere indiane di Golconda, note per produrre le pietre più pure e rare del mondo. Secondo la tradizione, la gemma sarebbe stata rubata da un idolo del tempio di Rama-Sita e, da quel momento, iniziò la sua leggenda oscura: la divinità, offesa, avrebbe maledetto il diamante e promesso rovina a chiunque lo possedesse.
Il primo europeo a impossessarsene fu Jean-Baptiste Tavernier, mercante francese di gemme. Dopo averla acquistata (o forse trafugata), la portò in Francia e qui la vendette a re Luigi XIV. Poco dopo, il mercante fu ucciso in Russia da dei cani randagi: il primo, presunto, segno della maledizione.
IL "BLU DI FRANCIA" E LA SFORTUNA DEI RE
Alla corte del Re Sole, la pietra fu tagliata e montata in un pendente, noto poi come il "Blue de France". Luigi XIV lo indossò solo in rare occasioni. Dopo la sua morte, il diamante passò prima a re Luigi XV e poi a re Luigi XVI e la sua consorte Maria Antonietta. Questi ultimi finirono sulla ghigliottina durante la Rivoluzione francese, destino che molti collegarono all'influsso sinistro della pietra.
Durante i tumulti del 1792, il diamante fu rubato insieme ad altri gioielli della Corona e se ne persero le tracce per decenni.
LA RINASCITA COME "HOPE DIAMOND"
La gemma ricomparve a Londra nel 1839, nella collezione del banchiere Henri Philip Hope, da cui ha preso il nome attuale. Ma la fortuna non fu dalla parte della famiglia Hope. Nel giro di una generazione, la loro immensa ricchezza svanì. Alcuni membri morirono in circostanze misteriose, altri caddero in rovina economica.
Alla fine dell'Ottocento il diamante passò di mano più volte, spesso tra collezionisti e nobili europei attratti sia dalla sua bellezza che dalla sua fama sinistra. Ogni nuovo proprietario sembrava destinato ad un tragico destino: suicidio, bancarotta, malattia improvvisa, morte violenta.
LA TRAGICA CONTESSA MCLEAN
Una delle storie più note è quella della contessa americana Evalyn Walsh McLean, che acquistò il diamante nel 1911 dal celebre gioielliere parigino Pierre Cartier. Consapevole del fascino macabro della gemma, Cartier accompagnò la vendita con un racconto delle sue presunte disgrazie, probabilmente per alimentarne il valore simbolico.
Evalyn indossava il diamante a feste e ricevimenti, convinta che avrebbe invertito la maledizione. Invece, la sua vita fu segnata da una lunga serie di tragedie: il marito la tradì e morì internato, il figlio fu investito da un'auto, la figlia si suicidò. Quando la contessa morì nel 1947, la gemma fu venduta per ripagare i debiti di famiglia.
DALLA MALEDIZIONE ALLA LEGGENDA MUSEALE
Il nuovo proprietario Harry Winston, famoso gioielliere, acquistò la collezione McLean e decise di donare il diamante al Museo di Storia Naturale di Washington, dove si trova tuttora. L'oggetto arrivò al museo in modo curiosamente simbolico: spedito per posta ordinaria, in una semplice scatola marrone assicurata per 145 dollari.
Da allora, il diamante è esposto al pubblico, protetto da teche di sicurezza e studiato da gemmologi e storici. Le analisi scientifiche hanno rilevato che il suo colore blu deriva dalla presenza di tracce di boro e che, sotto luce ultravioletta, la pietra emette un bagliore rosso sangue, un fenomeno naturale che però ha contribuito ad alimentare ulteriori leggende.
FASCINO E SUPERSTIZIONE
Oggi, il Diamante Hope è una delle attrazione più visitate del museo e migliaia di persone lo osservano ogni giorno, affascinate dalla sua luce ipnotica e dalla scia di sventure che sembra accompagnarlo.
Molti studiosi ritengono che la sua fama di maledizione sia stata costruita ad arte dai gioiellieri dell'Ottocento per renderlo più prezioso sul mercato. Ma, per chi crede nel potere misterioso degli oggetti, la pietra blu resta un simbolo inquietante e una bellezza che esige un prezzo.

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