Tra le figure più enigmatiche e tragiche della storia inglese spicca quella di Jane Grey, passata alla memoria collettiva come "regina dei nove giorni". La sua vicenda, segnata da intrighi dinastici, lotte religiose e ambizioni altrui, rappresenta uno dei capitoli più drammatici del XVI secolo in Inghilterra, epoca in cui il trono non era soltanto un simbolo di potere ma posta in gioco di vita o di morte.
UN'INFANZIA SEGNATA DAL POTERE
Jane Grey nacque nell'ottobre 1537, figlia maggiore di Henry Grey (duca di Suffolk) e di Frances Brandon, la quale era nipote di re Enrico VIII attraverso sua sorella Maria Tudor. Questo legame dinastico la collocava in un posizione cruciale nella successione reale, anche se non era la prima in linea.
La giovane Jane ricevette un'educazione rara per le donne del suo tempo. I precettori la istruirono in latino, greco, teologia e filosofia, facendone una delle menti più brillanti della sua generazione. Ella era profondamente legata al protestantesimo, dottrina che abbracciò con convinzione tanto da diventare simbolo di purezza religiosa agli occhi dei riformatori.
LE MANOVRE POLITICHE DOPO ENRICO VIII
La morte di Enrico VIII nel 1547 aprì una delicata questione dinastica. Al trono salì suo figlio Edoardo VI, ancora bambino e quindi sotto la reggenza di potenti consiglieri. Debole di salute, il nuovo sovrano era un fervente protestante. Con il peggiorare delle sue condizioni, la questione della successione divenne urgente.
Secondo l'ordine stabilito da Enrico VIII, le eredi legittime sarebbero state prima Maria Tudor (nata dal matrimonio con Caterina d'Aragona e cattolica devota) e poi Elisabetta (figlia di Anna Bolena e di fede protestante). Tuttavia, la possibilità che la cattolica Maria potesse riportare l'Inghilterra sotto l'influenza della chiesa di Roma terrorizzava l'élite protestante.
Fu così che prese forma l'ardito piano di mettere sul trono inglese Jane Grey, considerata un'alternativa più sicura per via della sua fede e per il suo legame dinastico.
L'ASCESA AL TRONO
Edoardo Vi morì il 6 luglio 1553, appena quindicenne. Prima di morire e sotto l'influenza del suo consigliere John Dudley (duca di Northumberland), modificò la successione escludendo le sorellastre Maria ed Elisabetta e nominando Jane quale sua erede.
Il 10 luglio 1553, Jane Grey fu proclamata regina. Ella aveva appena 16 anni e non desiderava quel ruolo. Testimonianza coeve raccontano che accolse la notizia con lacrime e resistenza, consapevole del rischio che comportava. Tuttavia, la volontà del re defunto e la pressione delle potenti famiglie inglesi non le lasciarono scelta.
Il suo regno, però, nacque già fragile. La popolazione e gran parte della nobiltà non riconoscevano la legittimità della sua ascesa al trono. Per il popolo inglese, infatti, la vera erede era Maria Tudor, la figlia di Caterina d'Aragona.
LA RAPIDA CADUTA
Maria reagì con prontezza. Raccolse sostenitori nell'est dell'Inghilterra e, in pochi giorni, riuscì a radunare un numerose esercito. Fiutando il vento del cambiamento, la nobiltà abbandonò Jane e si schierò con la figlia di Enrico VIII.
Il 19 luglio 1553, appena nove giorni dopo la proclamazione di Jane, Maria entrò trionfalmente a Londra e fu acclamata regina. Jane, suo marito Guildford Dudley e il duca di Northumberland vennero arrestati e imprigionati nella Torre di Londra.
La giovane Jane, che non aveva mai realmente governato, si trovò improvvisamente al centro di una tempesta politica di cui era stata più pedina che protagonista.
IL PROCESSO E LA CONDANNA
In un primo momento, Maria I mostrò clemenza e sembrava intenzionata a risparmiare la cugina Jane, riconoscendo che la sua ascesa al trono era stata imposta da altri. tuttavia, il destino della giovane cambiò con lo scoppio della rivolta di Wyatt nel 1554, insurrezione protestante contro il progetto di matrimonio tra Maria I e Filippo II di Spagna.
Anche se Jane non vi prese parte, la sua figura divenne un simbolo per i ribelli. Per Maria, quindi, la sopravvivenza della cugina rappresentava un pericolo costante.
Il 12 febbraio 1554, la diciassettenne Jane fu condotta al patibolo. Le cronache raccontano che salì sul palco dell'esecuzione con dignità, recitando un salmo e dichiarando la propria fede protestante. Dopo aver bendato i suoi occhi, non riuscì a trovare il ceppo con le mani e fu costretta a chiedere aiuto con la frase rimasta celebre "Che devo fare? Dov'è il ceppo?". Pochi istanti dopo, la scure del boia pose fine alla sua giovane vita.
UN MITO PROTESTANTE
La morte di Jane Grey ebbe un enorme impatto simbolico. Nelle cronache protestanti di XVI e XVII secolo fu rappresentata come una martire della fede, una giovane innocente sacrificata dalla tirannia cattolica di Maria la Sanguinaria.
Il suo destino alimentò la letteratura, l'arte e persino la pittura romantica ottocentesca. Il celebre quadro di Paul Delaroche (L'esecuzione di Lady Jane Grey) del 1833 divenne un'icona di fragilità e tragedia, raffigurandola come una vittima candida condotta al martirio.
UNA FIGURA SOSPESA TRA STORIA E LEGGENDA
Jane Grey rimane una delle figure più affascinanti della dinastia Tudor. La sua intelligenza e il suo talento avrebbero potuto condurla ad un ruolo di primo piano in altri contesti, ma ella fu travolta dagli intrighi e dalle paure del suo tempo.
Né carnefice né davvero regina, ella fu una giovane vissuta nel cuore di un gioco politico più grande di lei. La sua breve vita e la morte precoce continuano ad evocare la fragilità della condizione femminile in un'epoca dominata da uomini e da ambizioni dinastiche.
La "regina dei nove giorni" è rimasta nella memoria storica come simbolo di purezza, fede e tragico destino.
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