Tra gli anni Venti e Sessanta, la Golden Age di Hollywood era dominata da un sistema piramidale noto come Studio System: poche grandi case di produzione (MGM, Warner Bros, Paramount, RKO, 20th Century Fox) gestivano l'intera catena produttiva, dalla creazione alla distribuzione. ma ciò che molti non sanno è quanto controllassero anche le vite private delle star, riducendole a mere pedine di marketing.Gli studios si arrogavano il diritto di modellare, reprimere o distruggere un talento a piacimento e la libertà creativa era praticamente nulla.
CONTRATTI CAPESTRO E SCHIAVITU' DORATA
Gli attori erano vincolati da contratti esclusivi, della durata di cinque o sette anni. Essi non potevano rifiutare ruoli, cambiare studio né partecipare a produzioni esterne senza autorizzazione.
Negli anni Trenta, Bette Davis fece causa alla Warnes Bros per liberarsi da un contratto che considerava oppressivo. La celebre attrice perse, ma il caso aprì gli occhi al pubblico sul controllo che gli studi esercitavano.
Nel 1944 Olivia de Havilland vinse una causa epocale che avrebbe cambiato le regole contrattuali, stabilendo che uno studio non poteva "congelare" un contratto se un attore si rifiutava di lavorare.
FARMACI, DIETE FORZATE E MANIPOLAZIONE FISICA
Le case di produzione gestivano anche l'aspetto fisico delle loro star. Avevano dietologi interni, "medici" compiacenti e una tolleranza inquietante verso farmaci e stimolanti.
L'ancora minorenne Judy Garland, ad esempio, fu messa a dieta con pillole dimagranti e anfetamine per rimanere adorabile e attiva durante le lunghe ore sul set del "Mago di Oz". Di notte, invece, le davano sonniferi per farla dormire. Questo sistema contribuì al suo crollo psico-fisico e alla nota dipendenza dell'attrice, che l'accompagnò per tutta la vita.
In vecchiaia, Mickey Rooney raccontò che gli studios gli somministravano regolarmente anfetamine e barbiturici.
La "bionda platino" Jean Harlow fu costretta a decolorarsi i capelli con prodotti tossici, fino al punto di danneggiare il cuoio capelluto.
GESTIONE DELL'IMMAGINE E INSABBIAMENTI
Gli uffici PR degli studios erano macchine da guerra mediatiche che gestivano scandali, inventavano biografie e coprivano crimini.
Se una star rimaneva incinta al di fuori del matrimonio, veniva portata in cliniche private (a volte senza il consenso dell'attrice stessa) per evitare "danni d'immagine".
Le relazioni omosessuali venivano nascoste dietro matrimoni di facciata. Star come Rock Hudson o Tab Hunter furono "accoppiati" pubblicamente con attrici per mantenere una facciata eterosessuale.
Omicidi, stupri, overdose...tutto veniva ripulito grazie alle relazioni con la stampa, la polizia e i tribunali. Un esempio di questo è il caso di Patricia Douglas, violentata da un dirigente MGM durante una festa: lo studio insabbiò l'intera vicenda.
CLAUSOLE DI MORALITA'
I contratti includevano delle clausole di moralità, che permettevano allo studio di licenziare una star se questa si compostava in modo "non conforme". In realtà, queste clausole erano strumenti di ricatto legale per garantirsi l'obbedienza degli attori e delle attrici. Ad esempio, se un attore osava uscire con la persona "sbagliata" o rilasciava dichiarazioni politiche ritenute scomode, lo studio poteva annullare il suo contratto e rovinargli così la carriera.
LA FINE DELLO STUDIO SYSTEM
Questo sistema cominciò a crollare negli anni Cinquanta, principalmente per tre motivi:
- L'avvento della televisione, che frammentò il pubblico
- Sentenze giudiziarie come il caso Paramount del 1948, che obbligarono gli studios a separarsi dal cinema di proprietà
- L'emergere di registi indipendenti e una nuova generazione di attori più liberi (Brando, Dean, Newman)
RIFLESSIONE FINALE
Il mito della Hollywood d'oro ha illuminato l'immaginario collettivo con glamour e icone immortali, ma sotto la superficie c'era una catena di controllo psicologico e fisico che spesso ha distrutto le persone. Dietro ogni sorriso perfetto si celava un contratto, una pillola o una clausola che diceva "tu non ci appartieni, tu sei nostro".
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