Il film è passato alla storia come uno dei film più sfortunati di tutti i tempi, a causa dei vari incidenti che hanno colpito la produzione. I membri della troupe iniziarono addirittura a pensare che qualche entità malvagia avesse preso di mira uno degli attori del film.
Uno dei primi incidenti vide come protagonista Gregory Peck. L'attore si trovava in volo su un aereo proveniente da Los Angeles, quando questo venne colpito da un fulmine. La coincidenza curiosa e inquietante fu che tre giorni dopo sullo stesso aereo viaggiava David Seltzer, lo sceneggiatore del film, quando l'aereo venne colpito nuovamente da un fulmine.
Ma gli incidenti con gli aerei non finiscono qui; per realizzare alcune riprese dall'alto, il regista noleggiò un piccolo aeroplano che però, su decisione del regista, non venne utilizzato il giorno stabilito ma diversi giorni dopo. Al momento delle riprese, poco dopo essere decollato, l'aeroplano perse quota e precipitò, investendo l'auto su cui viaggiavano moglie e figli del pilota. Non vi furono superstiti.
Un altro incidente riguardò la stazione metropolitana di Green Park a Londra, che saltò in aria mentre la troupe cinematografica vi si stava recando per girare alcune scene.
Come se non bastasse, lo specialista degli effetti speciali John Richardson, famoso per essere l'autore della sequenza della decapitazione nel film, si trovava in Belgio sul set de "Quell'ultimo ponte" quando ebbe un tremendo incidente d'auto. Anche in questo caso, ciò che ha reso inquietante il tragico avvenimento fu che la fidanzata dell'uomo, in auto con lui, morì decapitata da una lastra di metallo. Quando Richardson si riprese e scoprì che la ragazza era morta, notò un cartello stradale che riportava la scritta "Siete lontani da Ommen 66,6 km".

Commenti
Posta un commento